Gracias, Juan Gelman

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Gen 152014
 

Ci ha lasciati il grande poeta Juan Gelman, il grande uomo.
Voglio ricordarlo ripubblicando questo post scritto nel 2007 quando ricevette il Premio Cervantes di Letteratura spagnola.
Sarai sempre con noi, Juan!

“Un albero senza foglie che fa ombra”… così definisce la poesia Juan Gelman, poeta e giornalista argentino, che oggi ha ricevuto il Premio Cervantes, riconoscimento massimo dato ad un autore in lingua spagnola. La cerimonia nel Paraninfo dell’Università di Alcalà de Henares, la consegna fatta dal Re e dalla Regina di Spagna.

A 77 anni, una vita alle spalle più che vissuta, Gelman ha saputo integrare l’impegno personale e politico in un linguaggio poetico.

Questo “vizio”, a dir suo, del poetare lo ha preso quando era ancora un virgulto: “Mio fratello maggiore mi recitava Pushkin in russo”. (I due fratelli maggiori e i genitori erano ucraini). “Mi portava in un angolo isolato e io cadevo arreso dal ritmo e dalla musica di quelle parole che non capivo in assoluto”. Quest’ultima immagine indica quanto la poesia sia nelle ossa di Gelman. Il “non capire” ma il “sentire” quelle parole.

Segnato da fatti dolorosi come la scomparsa di suo figlio, sua nuora e sua nipote durante l’ultima dittatura, Gelman, ancora una volta ha rivendicato la memoria, la verità e la giustizia di fronte all’oblio. Da ammirare nella sua poesia, secondo un altro grande della letteratura argentina – Julio Cortázar – è la tenerezza che traspare lì dove verrebe naturale il rifiuto, l’espressione dolce che calma arriva ancor più profondamente di una denuncia che non si può coprire.

Instancabile difenditore della lingua che cambia e partorisce parole nuove perché viva. Un essere umano, un poeta ricco e meraviglioso.

Ecco una suo poesia tratta dalla raccolta “Gotán”

Mi Buenos Aires querido

Sentado al borde de una silla desfondada,
mareado, enfermo, casi vivo,
escribo versos previamente llorados
por la ciudad donde nací.

Hay que atraparlos, también aquí
nacieron hijos dulces míos
que entre tanto castigo te endulzan bellamente.
Hay que aprender a resistir.

Ni a irse ni a quedarse,
a resistir,
aunque es seguro
que habrá más penas y olvido.
Mi Buenos Aires querido

Seduto sull’orlo di una sedia sfondata
col capogiro, malato, quasi vivo
scrivo versi precedentemente pianti
dalla città in cui sono nato.
Bisogna ghermirli, anche qui
sono nati i miei dolci figli
che in mezzo a tanta punizione ti addolciscono bellamente.
Bisogna imparare a resistere.
Né ad andarsene né a rimanere,
a resistere,
anche se è sicuro
che ci saranno più pene ed oblio.

Postales argentinas – Stazione Perú – Metropolitana A

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Ott 212013
 

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Il compleanno di Julio Cortázar

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Ago 262013
 

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