Sintesi di un tango

<Si mismo afana cualquiera>.

Così potrebbe essere sintetizzato il celebre testo di Cambalache, almeno secondo questa simpatica analisi statistica grafica che ci offre wordle.net, una community su cui si puo’ postare un testo o un link per ottenere in cambio una simpatica versione grafica personalizzabile come questa:

cambaleche-palabras

Certo, se Santos Discepolo non si è ancora letteralmente “rivoltato nella tomba” a seguito di questo mio spudorato affronto consumistico-postmoderno (tra l’altro, se volete vedere Discepolo nell’insolito ruolo di attore, cercate il film El Hincha), il pretesto è buono per utilizzare il testo come emblema per il passaggio ad un nuovo anno:

Que el mundo fue y sera una porqueria
ya lo se
en el quinientos diez
y en el dosmil también

<scarica il testo completo>

Prese le debite distanze (ma solo temporali)… qui sopra siamo nel ‘34 in piena Década Infame (periodo che va dal ‘30 con il golpe militare che destituisce il presidente Yrigoyen, fino al ‘43 con un altro colpo di stato militare che destituisce Castillo, ultimo presidente eletto con frode durante tale periodo), ovvero una sorta di onda lunga della Grande Depressione statunitense del 29… prese le debite distanze, dicevo, il testo di questo brano se ascoltato oggi per la prima volta, non si direbbe essere stato scritto più di ottanta anni fa.

Che dire? Ciclicità dei tempi storici? Ai posteri l’ardua sentenza. Vi lascio con un altro testo, che non so per quale strana mia sinapsi mi riecheggia da quando ho iniziato a scrivere questo post: è di Giorgio Gaber ed ha solo una ventina d’anni. Penso possa aiutare a “sdrammatizzare” in modo autoironico un futuro abbastanza scontato.

Buon Anno da Simone!!

Eh sì, effettivamente, dobbiamo dire, va detto che negli altri Paesi funziona tutto meglio che qui da noi. Ci vuole anche poco, voglio dire!
E’ perché gli altri sono più seri. Ecco, si impegnano, fanno sacrifici per migliorare. Perché loro credono nell’organizzazione, nelle responsabilità collettive. Voglio dire, i francesi credono alla Francia, gli americani credono all’America. Ci credono, ecco.
Basta andare all’estero, si respira subito un’altra aria, Anche in Svizzera, per dire!
Eppure mi hanno raccontato un aneddoto curioso, vero pare, e riguarda il famoso Wittgenstein, grande filosofo, grande uomo di cultura, tuttologo.
Ecco, questo Wittgenstein pare che tornasse in treno con il suo assistente, sì, pare che tornasse a casa dopo aver terminato il suo ultimo lavoro, un’opera decisiva, il “Tractatus”, che faceva il punto su tutta la filosofia… faceva il punto. Anni di studi, anni di ricerche, anni di saggi, fine del lavoro e meritato riposo. Niente, scompartimento, grande silenzio, a un certo punto pare che il suo assistente abbia chiesto: “Mi scusi, professore, come spiega lei il gesto che fanno gli Italiani?”.
Wittgenstein pensa un attimo poi sbianca in viso: “Porca miseria, devo rifare tutto da capo!”.
Sì, evidentemente c’era qualcosa che non gli tornava. Non riusciva a capire l’atteggiamento, e nemmeno l’allegria degli italiani, proprio loro così incapaci di organizzarsi, incapaci di far funzionare la vita, incapaci persino di farsi un governo.
Ma Wittgenstein era uno scienziato. Forse avrebbe dovuto andare dall’altra sponda dell’intelligenza per afferrare il mistero dell’incapacità consapevole e sublimata…

2 Risposte a “Sintesi di un tango”

  1. Grazie Simo! Q uesto è un bellissimo post..per chi ama il tango e per chi ama il grande Giorgio, per chi ama l’Italia e per chi ama gli Argentini…
    Felicidad per voi!!!
    Besos
    Dori

  2. Grazie Dori…
    e buon anno a tutti voi!!

    simone.

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