“El bondi”, parola lunfarda che tra i porteños si usa normalmente per nominare l’autobus , non è soltanto un mezzo di trasporto nella Capital Federal, nel Gran Buenos Aires e in tutto il paese. Il “bondi o colectivo” è, almeno per i porteños, un “personaggio” importante.
foto by Alejandro Javier Ledesma
Tra la Capital Federal e il Gran Buenos Aires ci sono circa 800 linee che fanno i più svariati percorsi.
Viaggiare in “colectivo” è un’esperienza particolare. E’ aspettare alla fermata il suo arrivo, quando “Lui” è a una distanza tale che l’autista ci vede, si alza il braccio in modo che il conducente sappia che si deve fermare per farci salire. Saliamo, diciamo all’autista il valore del nostro biglietto, lui preme i tasti giusti su un pannello alla sua destra e noi mettiamo le monete in una macchinetta che le ingoia e in cambio ci dà il biglietto.
foto by Juan Felipe Rubio
Anni fa, invece, era l’autista a dover consegnarci il biglietto e darci il resto, il tutto mentre doveva fare attenzione alla guida in una metropoli il cui traffico è intenso e frenetico.
Una volta saliti, inizia una grande esperienza. Si cerca il posto a sedere, se c’è, se non è l’ora di punta, altrimenti si sta in piedi, a volte anche un po’ assiepati. Ma questo non vi deve scoraggiare perché potrete viaggiare comodamente a qualsiasi ora basta cercar di evitare le ore d’uscita dal lavoro.
Il “colectivo” è un mondo interno di personaggi diversi tra loro, è il palcoscenico dei musicisti, delle persone che raccontano barzellette, dei venditori ambulanti, dei pagliacci che a volte strappano un sorriso ai più riservati.
Il “colectivo” è la possibilità di ascoltare la musica che dalla radio del conducente vi raggiunge, molte volte il tango, e vedere dal finestrino una città fremente che vi aspetta.
Viaggiare in un “colectivo” di Buenos Aires è molte volte intraprendere un viaggio interminabile per chi deve percorrere lunghe distanze. E’ vedere cambiare i “barrios”, è anche imparare a resistere alle leggi della fisica, tenendosi ritti presi dai sostegni quando capita qualche frenata che a volte si esperimenta.
Conoscere Buenos Aires è anche questo… viaggiare in autobus. Qui potrete vedere un bel video.
“Chofer, me bajo en la próxima parada” (autista, scendo alla prossima fermata!)




Sì è vero per i porteños, el bondi è un “personaggio” importante e viaggiarci dentro ha un fascino. Mi fai tornare indietro negli anni in cui lo prendevo vuoi per andare a scuola, vuoi per spostarmi nella mia amata Buenos Aires, o Baires per gli argentini. Allora aveva un fascino variegato di mille aspetti. Ogni colectivo con un colore diverso, o un insieme di colori, a seconda della linea. Il colore era un amico che non mi abbandonava finchè non giungevo alla meta. Quando salivo e facevo presente al colectivero dove volevo andare lui, collocando le mie monete nella apposita macchinetta, mi consegnava un biglietto che variava colorazione a seconda della tratta che dovevo percorrere. Salito, vivevo questa grande esperienza che mi faceva sentire in un ambiente famigliare. Diventava parte di me. Cercavo il posto a sedere, ma se non lo trovavo stavo in piedi attaccandomi ai sostegni volanti. E dovevi attaccarti bene perché correva, eccome se correva. E le freante?. Come me le ricordo. Se c’ era poca gente mi divertivo se era pieno ci si sosteneva a vicenda. Si dirà ma che differenza c’è fra essere assiepati in un colectivo o esserlo in un autobus torinese?. Non sembra ma c’è. Forse è la magia di Baires che porta su questi mezzi di trasporto i personaggi più variegati, musicisti, barzellettieri, venditori che poi sembra che seguano come ombre la gente anche nelle metropolitane. Sono i dispensatori di sorrisi, coloro che danno un tocco in più alla nostra vita accompagnati dalla musica che la radio del conducente diffonde dentro l’ habitat.
A proposito del bondi ricordo negli anni settanta quando sono comparsi i nuovi mercedes. Erano una favola, belli fuori e belli dentro. E non parliamo della loro comodità. Si faceva a gara per prenderli. Addirittura se ci si trovava con due colectivos della stessa linea, un vecchio ed uno nuovo, la gente si dirigeva al secondo.
Altra curiosità che mi porto appresso, dell’e poca in cui andavo a scuola, era nel biglietto. Essendo esso numerato, di norma con cinque cifre, controllavamo sempre la disposizione delle suddette. Se le prime due erano uguali alle ultime ma invertite eravamo fortunati: era un capicua (la sua definizione nella invesione delle cifre: es 35853).
Il colectivo, i bondi che ci trasporta nella frenesia della città, fa parte anch’ esso del folklore di questa città che tanti dicono abbia un certo grigiore ma è piena di colori e di calore.
Miguel
Miguel, che dire… il tuo commento è a dir poco meraviglioso. Trapela da ogni tua parola l’amore per le cose ed i momenti di Buenos Aires.
Mi hai veramente commossa. Hai catturato sensazioni difficili a volte da esprimere, ma esprimibili quasi soltanto da chi le ha vissute e da un porteño. Da buona porteña , devo dire che la presenza del “bondi” è sempre stata importante nella mia vita e da scolara e da lavoratrice. Ormai sono cinque anni che vivo in Italia e potrei dire che da quando ho lasciato Buenos Aires non ho mai più preso un “colectivo”. Beh, sì, per un anno da quando ho cambiato città e mi trasferivo in quella dove in precedenza vivevo per lavorarci…mah..non era un bondi!
Ricordo anch’io gli anni dei vecchi biglietti e dei numeri “capicua”, si faceva a gara per vedere chi ne otteneva di più.
Sono tanti i ricordi…
Muchas gracias, Miguel!
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[...] in autobus a Buenos Aires è tutta un’avventura sia per le dimensioni della citt