flavia

 

Luis Alberto Spinetta (23.01.1950 - 8.02.2012)

Ci ha lasciati mercoledì 8 febbraio, ma ha pensato bene a non lasciarci soli. Il flaco ci ha regalato la sua musica e la sua poesia. Musicista di alta qualità, nonché poeta e compositore, è stato un’icona del buon rock e della buona musica argentina. Una parte di me è cresciuta con la sua musica sempre profonda e ricca di messaggi.

Ha saputo mantenere la qualità nella creazione durante tutta la sua traiettoria artistica. Non è mai sceso a patti per cadere nel baratro del commerciale.

Vi ho trascritto le parole di una sua canzone a me molto cara. Leggetela e sentitela col cuore. Le traduzioni non aiutano. Qui potrete sentirla invece

Muchacha ojos de papel,
¿a dónde vas?
Quédate hasta el alba.

Muchacha pequeños pies,
no corras más.
Quédate hasta el alba.

Sueña un sueño despacito entre mis manos
hasta que por la ventana suba el sol.

Muchacha piel de rayón,
no corras más.
Tu tiempo es hoy.

Y no hables más, muchacha
corazón de tiza.
Cuando todo duerma
te robaré un color.

Muchacha voz de gorrión,
¿a donde vas?
Quédate hasta el día.

Muchacha pechos de miel,
no corras más.
Quedate hasta el día.

Duerme un poco y yo entretanto construiré
un castillo con tu vientre hasta que el sol,
muchacha, te haga reír
hasta llorar, hasta llorar.

Y no hables más, muchacha
corazón de tiza.
Cuando todo duerma
te robaré un color.

Muchacha Ojos de papel
Interprete: Almendra
Autore: Luis Alberto Spinetta

photo by alvaroramone82 (CC Attribution)

 

Carilò - l'oceano e la sabbia - photo by Luciano Bocchio

Bisogno di un’immensità calda e avvolgente che viene da sponde in cui ora l’estate divampa

 

Speranza

Ricordiamo sempre…

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

(Primo Levi, Se questo è un uomo, 1947)

photo by Tanoka (CC Attribution)

 

Il fiume e la città

No, non vi aspettate un brano di uno dei nostri consueti e meravigliosi scrittori argentini che hanno saputo descrivere Buenos Aires nell’intensità del suo fermento e nella passione della sua diversità. No, sono io che cerco di rivivere sensazioni che si hanno solo in un luogo al mondo. Mi spiego, a ogni luogo che può essere una città, un paesino o la nazione intera spetta un tipo di sensazione. Questo vale per ogni “cantuccio” nel mondo.

Alcune mie giornate sanno di Buenos Aires e d’Argentina anche se ne son lontana. Mi sveglio e, pur essendo in un altro paese e nell’emisfero opposto, cammino e ogni profumo che mi raggiunge mi fa volar altrove. Da un lato mi sento rigenerata, dall’altro la solita nostalgia mi avvinghia e mi lascia un sapore amaro. Il segreto sta nella capacità di sintetizzare le due sensazioni e nel farne nascere un’altra diversa.

Ci sono movimenti che si scorgono a volte soltanto quando si è lontani altre volte quando si è attenti o si osserva anche nei minimi particolari. La quotidianeità di certe azioni ci distoglie molte volte dall’osservarle ed è quando si è lontani che ci ritornano in mente anche i piccoli gesti e le piccole consuetudini. Uno di questi è legato a un movimento meccanico a cui non diamo retta perché è nel dna argentino e cioè quello di sollevare il braccio per indicare al conducente dell’autobus che si sta avvicinando alla fermata che deve arrestare la sua corsa perché se non vede questo segnale e se non deve far scendere un passeggero proprio in quella fermata, non si ferma. Il fatto di non recarsi alla cassa per pagare la consumazione anche solo di un caffé al tavolo, la preferenza di non conumarlo al banco perché “ci sta” non prendere il caffé di corsa anche se si è immersi nella frenesia cittadina. E’ bello ritrovarsi con la tazzine del caffé corredata dalla spremuta e dai cioccolattini o dai biscottini.

Il passaggio, ancora in alcuni quartieri, dell’arrotino in bicicletta che si annuncia con la sua mola che affila e che va con l’andar della bicicletta. Sentirlo nelle prime ore del pomeriggio d’estate quando si impone il silenzio della canicola. Uscire di casa al mattino presto e trovare la vicina che “baldea la vereda” e cioè che versa secchi d’acqua sul marciapiede antistante il proprio civico. Per capire meglio questa abitudine del lavaggio dei marciapiedi vi consiglio di leggere questo articolo che mi è tanto piaciuto perché ben scritto e tangibile, una vera e propria incisione cittadina che mi ha spinta a scrivere questo post.

Quell’andar per le vie con mille pensieri…e direte, ma quello non è solo argentino o del porteño! E’ vero, ma è un andar particolare, dinoccolato a momenti sulle piastrelle barcollanti di alcuni marciapiedi. Serpeggiare in mezzo alle macchine ferme non rispettando le strisce per attraversare la strada. Ascoltare come qualcuno interpella in modo stridente un altro che conosce e che ha ritrovato dopo un sacco di tempo… “Qué hacés, boludo?! Tanto tiempo! Pero dónde te habías metido? (Come va? Ne é passato di tempo! Dove ti eri cacciato?)” Dove “boludo” non è un insulto, ma un modo familiare ed affettuoso in questo caso di manifestare sorpresa e richiamare l’attenzione dell’altro.

Insomma, questi sono solo alcuni sprazzi di quelle sensazioni che ritornano in me ogni tanto. Arrivano con il loro spessore quasi fossi là a provarle.

 

Locro - cena 5 gennaio 2011

Iniziamo l’anno con qualcosa che “ci scalda”. In questa stagione il locro è una pietanza indicatissima.  Ci ristora, ci dà forze. Pietanza ricca di ingredienti viaggia nel mondo delle ricette in molteplici versioni. E’ anche vero che se vogliamo fare un locro seguendo le tradizioni dei diversi luoghi del nordovest argentino, potrebbe diventare un po’ laborioso, ma non impossibile in quanto alcune cose si reperiscono sul posto. Un esempio ne è il “charqui” che in lingua quechua significa carne secca, così conservata dopo un processo di disidratazione.

Bisogna tener conto inoltre di un fattore importante: il tempo. Il locro richiede almeno 4 ore di cottura. Dico almeno perché, anche qui, le cose variano col variar della ricetta. Io son partita, l’altro ieri a pomeriggio alle ore 15, sulla guida di una ricetta, poi ho seguito il mio istinto. In tutto 5 ore. Il risultato: un locro riquisimo!!!

Vi racconto il mio percorso: la sera precedente ho messo in un recipiente il mais giallo immerso in acqua.  Altre volte ho usato quello bianco ma perché lo portavo dall’Argentina. Tuttavia si può fare benissimo con quello giallo. Forse nel Veneto si può trovare il mais bianco. Ma torniamo alla ricetta: in un altro recipiente ho messo i fagioli. Così mais e fagioli hanno fatto sub durante tutta la notte e il mattino del 5 gennaio. Verso le tre del pomeriggio  ho messo abbondante acqua in una pentola e un po’ di sale e ci ho versato il mais. 3/4 d’ora dopo che il mais era in ebollizione, ci ho aggiunto i fagioli e la zucca tagliata a dadini piccoli. Ecco, dimenticavo: nel momento in cui ho messo in pentola il mais, in un’altra pentola con acqua e un po’ di sale ho messo la coppa tagliata a pezzetti piccoli. Dopo circa mezz’ora ci ho aggiunto il salame e poi la carne di manzo.

Ritorniamo alla pentola mais, fagioli e zucca in cui ho aggiunto cipolla e peperoni nonché un po’ di carote e fagiolini. “Le brodaglie” sono andate avanti in parallelo per circa 3 ore e mezzo. A quel punto, il momento magico dell’unione è avvenuto. Ho messo i pezzetti di coppa, di salame e di manzo nella pentola del mais, poi ho messo un po’ di peperoncino e ho controllato che il locro non si ispessisse. A tale scopo aggiungevo di tanto in tanto un po’ del brodo sgrassato rimasto dalla cottura della carne. Dopo circa un’ora ho aggiunto al tutto un po’ di salame piccante tagliato a fettine sottili, della pancetta e dei pezzetti di pollo cotto in precedenza. Un’altra mezz’ora di cottura e poi… a comer!!!!

Sono venuti alcuni amici a cena e insieme abbiamo mangiato bene.

Questa ricetta è pensata per circa 10 persone. Ecco l’elenco di ingredienti:

Mais giallo 500 gr./fagioli 400 gr./zucca 500 gr./coppa 400 gr./carne di manzo 400 gr. /salame medio/ pancetta 300 gr. /salame piccante 200 gr/ pollo 200 gr./ faggiolini 150 gr./carote 150 gr./una cipolla media e un peperone/peperoncino e sale qb

Ricordate, non lasciate ispessire il locro, deve avere la consistenza giusta in modo che non sia troppo pesante.

Buen provecho!!!

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